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CONTRATTAZIONE TERRITORIALE SOCIALE
Premessa
Documento unitario delle segreterie regionali Spi Fnp Uilp sulle manovre di finanza pubblica del governo. SPI, FNP, UILP dell’Emilia Romagna considerano le manovre di finanza pubblica imposte dal Governo nel mese di luglio, agosto e settembre sbagliate, inique e inefficaci e non corrispondenti alle esigenze del paese. Pur valutando positivamente i risultati parziali ottenuti, dalle iniziative sindacali che hanno costretto il ritiro del provvedimento su riscatti e servizio militare e per il mantenimento almeno delle feste civili del 1° Maggio, 25 Aprile e 2 Giugno, simboli della storia del Paese e del movimento dei lavoratori, il complesso delle manovre risulta fortemente lesivo delle aspettative del mondo del lavoro, decisamente iniquo rispetto alla distribuzione dei sacrifici, assolutamente inadeguato alla necessaria promozione di sviluppo. Ritengono gravi e socialmente inaccettabili gli ulteriori tagli lineari ai trasferimenti di risorse a Comuni, Province e Regioni con interventi che sono palesemente in contraddizione con le riforme recentemente approvate in tema di federalismo. Tali tagli, sommati a quelli delle manovre precedenti, renderanno le nostre richieste di rafforzare e qualificare i servizi sociali ad un costo accettabile per i cittadini (soprattutto per la parte più povera e debole della popolazione) un obiettivo non facilmente raggiungibile L’accanimento reiterato conto i dipendenti della pubblica amministrazione denota una incapacità di fondo di questo governo ad affrontare l’annoso problema del funzionamento della P.A., facendo di ogni erba un fascio e creando situazioni di diffuso malcontento e disagio in un’area particolarmente delicata a cui i pensionati sono sensibili per la qualità e quantità di servizi di cui sono utenti. Giudicano inopportuno e superato, dall’accordo tra Sindacati e Confindustria del 21 settembre, l’art. 8 della manovra finanziaria, in quanto interviene su materia riservata alle parti sociali, come previsto dall’accordo unitario del 28 giugno, su rappresentanza e contratti, che va difeso ed esteso anche per la sua valenza unitaria. Inoltre, SPI, FNP, UILP dell’Emilia Romagna ritengono che la delega già prevista per riformare il fisco e l’assistenza, non potrà essere esercitata senza il coinvolgimento e il consenso delle forze di rappresentanza sociale. Non potrà comunque passare una linea di riforma con lo scopo di fare cassa sui tagli allo stato sociale, in quanto la generalità e l’universalità del welfare è un baluardo irrinunciabile del movimento sindacale e della società italiana La grave crisi finanziaria e produttiva, a lungo negata dal Governo, ora va affrontata in una situazione di emergenza con provvedimenti largamente condivisi e con sacrifici equamente distribuiti. Per questo, le proposte dei sindacati per alleggerire il carico fiscale su lavoratori e pensionati a basso reddito, per ridistribuire risorse verso le famiglie, per abbassare il costo del lavoro, per una serrata e più incisiva lotta all’evasione e alla elusione fiscale (senza il ricorso a condoni espliciti o mascherati) vanno nel senso di ristabilire maggiore equità, rafforzare la coesione sociale e creare le condizioni per riavviare lo sviluppo. Nella stessa direzione si collocano le richieste di tassare i grandi patrimoni immobiliari e mobiliari e di avviare da subito la riduzione dei costi della politica attraverso la riforma dell’assetto istituzionale nazionali e locale e, in genere, delle forme di gestione della cosa pubblica, da conseguire con il coinvolgimento delle rappresentanze sociali. L’obiettivo della crescita economica e dell’occupazione, specie per giovani e donne, del primato del lavoro e della produzione sulla finanza sono elementi primari per uscire da una crisi che rischia di avvitare il paese e distruggere quanto di buono abbiamo costruito nei decenni del dopoguerra. Il danno che le manovre 2011 stanno producendo sul potere d’acquisto, sulle pensioni in essere e future e sui salari, va fermato e sostanzialmente cambiato, altrimenti il paese rischia la messa in discussione del sistema previdenziale solidaristico costruito con grande fatica, oltre che l’avvio di un pericoloso avvitamento recessivo. Infatti la riduzione dei finanziamenti alla sanità e al sociale, i tagli dei trasferimenti agli enti locali, i nuovi regimi di compartecipazione, la lievitazione di prezzi amministrati e tariffe (causata anche dall’aumento dell’Iva), i rischi insiti nell’esercizio della delega su fisco e assistenza, prefigurano una stagione particolarmente impegnativa anche sul versante del confronto con enti locali e regione, con i quali le rappresentanze sociali dovranno rapportarsi con una strategia concertativa ma non rinunciataria anche a questo livello. E’ a partire da questa premessa che nei prossimi giorni le Segreterie e gli Esecutivi regionali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil elaboreranno, per quanto riguarda le politiche interessanti l’area anziani, alcune proposte mirate a delineare comuni linee di contrattazione sociale da sostenere, assieme alle Confederazioni, ai tavoli di confronto regionale e territoriali che si apriranno sui bilanci revisionali 2012. Dall’esito del confronto con la Regione e le AA. LL. per la determinazione delle risorse da destinare al welfare locale, per le misure necessarie a far quadrare i conti pubblici degli enti locali, dipende la capacità del sindacato pensionati di essere ancora l’interprete dei bisogni e il garante dei diritti di gran parte della popolazione anziana.
CONTRATTAZIONE SOCIALE TERRITORIALE PROPOSTE E LINEE DI INDIRIZZO
Le Segreterie e gli Esecutivi regionali dei pensionati Spi CGIL, Fnp CISL, UILP Uil, hanno elaborato il seguente documento con l’intento di perseguire, per quanto riguarda le politiche interessanti la popolazione anziana, alcune proposte mirate a delineare comuni linee di contrattazione sociale da sostenere, assieme alle Confederazioni, ai tavoli di confronto regionale e territoriali che si apriranno sui bilanci previsionali 2012. In tale contesto le nostre proposte e indicazioni, per mantenere invariato il livello di copertura delle garanzie sociali, e per la difesa del reddito sono una sfida che le istituzioni locali non possono ignorare. Pertanto, pur a fronte della complessa situazione in ordine alla finanza degli enti locali, la contrattazione territoriale sociale deve affermare: 1) La difesa e il miglioramento dell’insieme delle politiche sociali e socio sanitarie 2) La tutela dei redditi da lavoro, da pensione, e la stabilizzazione dei rapporti di lavoro 3) Acquisire con gli enti locali, a seguito anche dell’intesa raggiunta con la Regione un sistema di relazioni tra le parti a partire dagli accordi di mandato 4) Consolidare la definizione di Bilanci partecipati, di Bilanci sociali, di Bilanci di genere, con l’obiettivo di rendere trasparenti, verificabili, ed esigibili l’insieme delle scelte contrattate nei territori. 5) Accelerare il processo di riorganizzazione dei livelli istituzionali avendo come riferimento il distretto (unioni comunali, fusioni tra comuni, funzioni e servizi in forma associata, aree vaste, ecc.) per razionalizzare le spese, contrastare gli sprechi, rendere più efficienti i servizi per i cittadini.
IL CONFRONTO E LA CONTRATTAZIONE A LIVELLO REGIONALE Per un sistema di welfare regionale e per una rete di servizi per la non autosufficienza. La tutela sociale dei soggetti deboli è stata, e resta, per l’Emilia-Romagna, una scelta politica di civiltà condivisa con la Regione e le Confederazioni Sindacali Cgil, Cisl, Uil, da difendere non solo come strategia irrinunciabile per la coesione sociale, ma anche come elemento importante di investimento produttivo e di sviluppo. In questo quadro è necessario proseguire sulla strada già tracciata per il consolidamento degli obiettivi conseguiti attraverso il FRNA, e la struttura dei servizi realizzati, obiettivi e sistema che non possono essere compromessi dai tagli indiscriminati da parte del governo centrale. Pertanto serve un impegno straordinario per trovare, sia in sessione di bilancio preventivo che nella oculata e razionale gestione del corrente, tutte le risorse necessarie - che per noi sono la riconferma di quelle impegnate con il bilancio 2011 - per mantenere ed evitare un arretramento sulla qualità e intensità dei servizi sociali erogati, peraltro ancora non adeguati ai bisogni reali, e per non vanificare lo sforzo congiuntamente prodotto per portare a regime il difficile processo di accreditamento in ambito regionale. Tale impegno straordinario al raggiungimento dei sopra citati obiettivi può essere più facilmente raggiunto definendo, fin da ora, le risorse da stanziare per il bilancio 2013. Il FRNA quantificato per l’anno 2011 in 461,6 milioni di euro composto dai 415,6 milioni di euro di risorse finanziate direttamente dal bilancio della regione comprensivi dei 31,6 milioni derivanti dal fondo nazionale FNA del 2010 (non più rifinanziato nel 2011…), dovrà nell’ambito della ripartizione tra le Conferenze territoriali sociali e sanitarie (CTSS), per ambito distrettuale, tenuto conto tra gli indicatori degli ultra 75enni e delle persone con gravi disabilità presenti, consentire il mantenimento dei servizi programmati ricercando il massimo della omogeneità tra i territori a partire da: - residenze, posti letti protetti (3%) e posti letto sollievo. - centri diurni con posti sollievo temporaneo(fine settimana) - assistenza domiciliare - assegno di cura - qualificazione e regolarizzazione delle assistenti familiari a) Il sistema va reso coerente, deve trovare coerenza sia nei programmi e nei progetti territoriali e distrettuali, con maggiore disponibilità dei distretti a misurare e controllare la reale applicazione di quanto deliberato dalla Regione. b) il sistema riqualificato con l’accreditamento va monitorato per: 1) avere garanzia di accesso e presa in carico pubblica 2) continuità assistenziale 3) potenziato e reso esigibile un programma di sostegno al domicilio c) il sistema deve trovare riequilibrio ed equità per ridurre le attuali diseguaglianze in essere sia sul versante offerta servizi, costi, contribuzione alla spesa e del suo peso rispetto al costo. d) il sistema deve essere realmente partecipativo, dal livello regionale al territoriale, estendendo con protocolli il sistema di relazioni sindacali adottate fra Regione e Consiglio delle autonomie locali articolandone l’agibilità al livello distrettuale/Comunale. Ad oggi una parte rilevante del FRNA è utilizzata per finanziare la domanda di residenzialità, mantenendo ancora marginale l’investimento sulla domiciliarità. E’ lasciata inevasa, a fronte di cambiati stili di vita, una richiesta di maggiore integrazione fra servizi di rete nel territorio, presentata con pressione da parte di un anziano che desidera rimanere nel proprio ambito domestico. La direttiva regionale (D.d.G.R. 514/09) è a nostro avviso da applicare con più determinazione, anche alla luce di una maggiore richiesta di integrazione con la medicina di territorio in fase di adozione (nuclei cure primarie e case della salute). A fronte della sempre più accentuata presenza di cronicità, politiche attive di prevenzione anche nel sociale con stili di vita e metodi integrati socio-sanitario vedi prevenzione malattie cardiovascolari, oncologiche-seno-colon, diabete, prevenzione traumi, medicina di iniziativa, possono rallentare nella persona anziana il passaggio all’acuzie. Per non rischiare che il sistema nel suo insieme si squilibri, andando incontro a problemi di sostenibilità, e/o impraticabilità, rischiando nei fatti di dare una risposta povera ed appesantendo di altri carichi le famiglie, l’Assistenza Domiciliare dovrà trovare nel territorio più risposte di rete di servizi (logistica adeguata, trasporto-Assistente di quartiere, risposta Day Hospital, centri diurni 7 su 7, sollievo, … appartamenti protetti, contratti di quartiere, … programma “città amica” del PAR, ecc.) in pratica una “flessibilità di risposte”. E’ presente ovunque una difficoltà di risposta da parte dei servizi e più o meno accentuata in alcune realtà si registrano picchi di liste di attesa per prestazioni e servizi (assegno di cura - posto letto protetto) non può essere accettata la risposta data di alcuni distretti di intervenire: - sui criteri di valutazione per l’accesso - alzando le soglie di esenzione - sulle rette con aumenti senza i presupposti minimi che ne giustificano l’adozione, compresa la qualità dei servizi - bloccando servizi, fermando gli assegni di cura.
La crisi e le dinamiche demografiche, stanno facendo esplodere i bisogni e, allo stesso tempo le contraddizioni politiche e di governo del sistema welfare regionale, con una maggiore richiesta di servizi e prestazioni dovute all’aumento del numero di persone “old/old” (grandi anziani) e conseguente aumento di cronicità e polipatologie, complessità e diversificazione del bisogno assieme a fragilità e precarietà in cui molti anziani/e si trovano a vivere. Diviene necessario misurare attentamente il rapporto fra bisogno e risposta sia per la domiciliarità sociale ed integrata, che per la residenzialità protetta. In questa condizione aumenta il rischio di arretramento di risposte al welfare, pur riconoscendo giusta una discrezionalità e flessibilità territoriale nella definizione di regole ed organizzazione del sistema, riteniamo indispensabile un forte coordinamento e governo regionale, all’interno della filosofia e dei principi del Piano Sociale e Sanitario Regionale per superare i complicati e difficili confronti con le CTSS e Distretti. Il sistema di accreditamento dei servizi sociali (ASP/domiciliarità, ecc.) ha determinato difficoltà interpretative ed applicative in diversi territori, è pertanto necessario che i confronti territoriali siano ancora sostenuti da un tavolo di confronto regionale che ne segua l’evoluzione ed eviti pericolose “involuzioni”. E’ necessario avviare rapidamente il confronto con la Giunta Regionale mettendo al primo posto il tema della sostenibilità economica del sistema welfare e poi con gli assessorati di competenza per le specifiche materie per avere tutti gli elementi per proseguire la discussione nei territori.
TAVOLO DEL PARNel giudicare positivamente l’aggiornamento del Protocollo di relazioni sindacali sottoscritto dalla Giunta regionale e le segreterie regionali confederali di Cgil Cisl Uil il 17 febbraio 2011, Spi Fnp Uilp confermano gli ambiti di confronto tra le OO.SS. confederali e di categoria sulle politiche settoriali elaborate dalla Regione, con i contenuti e le modalità del PAR (Piano di azioni regionali per gli anziani) sottoscritto il 31 maggio 2006 e aggiornato con l’Accordo di attuazione il data il 6 giugno 2011 - Una società per tutte le età. Il PAR infatti rappresenta uno strumento di analisi, approfondimento e di integrazione delle politiche, all’interno della struttura regionale e di dialogo e confronto con la rappresentanza della rete sociale nel territorio. In questo senso il PAR va ulteriormente incentivato e reso operativo all’interno della “governance” regionale trasferendone le modalità, la cultura, e il modello organizzativo anche al livello delle conferenze territoriali sociali e sanitarie distrettuali. Le tematiche prioritarie sono l’analisi dei piani triennali di zona e del benessere prorogati per il 2012, il trasporto sociale, le barriere architettoniche, l’arredo urbano delle città, tariffe pubbliche dei rifiuti solidi urbani, aggiornamento e attivazione del bilancio sociale regionale e di quelli territoriali, distrettuali e o comunali. L’insieme di questi argomenti saranno inoltre oggetto, oltre al confronto tra le parti nel Tavolo regionale, anche della prossima quarta conferenza regionale del PAR e costituiscono materia di contrattazione sociale territoriale.
TRASPORTO SOCIALE Si rileva necessario impostarlo come punto integrante della intera rete dei servizi, con una stretta responsabilità diretta del pubblico. In questo senso la Regione e gli Enti Locali, devono assumere il Trasporto sociale fra le politiche integrate e più generali del diritto alla mobilità come presupposto indispensabile per esercitare il pieno diritto di cittadinanza, (diritto alla cura, diritto alla socialità) individuando le risorse per favorire anche l’estensione del servizio di trasporto sociale e di accompagnamento. Il ruolo del Terzo Settore in questo ambito può essere sicuramente strategico oltre che auspicabile. La proposta di lavoro del Forum del Terzo Settore già in discussione al Tavolo del PAR è un riferimento utile per i confronti in corso.
POLITICA DELLA CASA, il costo degli Affitti Il Fondo regionale di garanzia L’area del disagio, oltre alle liste di attesa per l’assegnazione di un alloggio pubblico (30.000 sono le famiglie in lista di attesa), è rappresentata dall’aumento degli sfratti per morosità che negli ultimi cinque anni sono passati nel loro complesso da 3.500 a oltre 5.000 e dal continuo incremento delle domande al fondo regionale per l’affitto che ha visto ben 54.000 famiglie beneficiare del contributo nell’anno 2010 (gli anziani che beneficiano del contributo affitto sono il 20% del totale). Altresì si pone l’esigenza inderogabile di affrontare il tema dell’accesso agli alloggi definendo un percorso che veda l’accesso all’ERP (Edilizia residenziale pubblica) non più per tutta la vita bensì temporaneo e limitato solo alle fasce di bisogno conclamato. In questa ottica, una volta migliorata la condizione sociale devono essere favoriti percorsi graduali di uscita dall’ERP con passaggi garantiti verso l’ERS (Edilizia residenziale sociale) con canoni in relazione al reddito disponibile. Per quanto riguarda i canoni ERP va perseguita la strada dell’equità, attraverso lo strumento Isee Ise. La drastica riduzione del fondo nazionale: da 295 milioni di euro nel 2008 ad appena 34 milioni di euro per l’anno 2012, ha come conseguenza la messa in discussione del Fondo regionale poiché le risorse nazionali assegnate alla regione passeranno dagli attuali 15 milioni di euro a soli 2,5 milioni per il 2012 e a solo un milione per l’anno 2013. In questo contesto occorre pensare ad un nuovo strumento quale un Fondo regionale di garanzia per contrastare il taglio del fondo nazionale in grado di rispondere all’emergenza del caro affitti prevedendo un ruolo pubblico degli Enti Locali come garanti dell’Agenzia sociale per l’affitto. Occorre pertanto definire preliminarmente, in sede di confronto in ambito regionale e successivamente anche a livello territoriale, le risorse da destinare al Fondo stesso a partire da quelle nazionali determinando la quota a carico della Regione e dei Comuni. L’obiettivo generale è quello di strutturare un mercato dell’affitto a prezzi sostenibili e regolati dal pubblico a partire dagli immobili sfitti, dal recupero del patrimonio abitativo nella prospettiva di sviluppare l’edilizia residenziale sociale.
ISEE Va definito rapidamente a livello regionale lo strumento Isee in quanto per noi leva irrinunciabile di valutazione reddituale dei cittadini finalizzato ad affermare l’equità nella compartecipazione al costo dell’insieme dei servizi.
DIFESA DEI REDDITI Il costo della vita, con un aumento generalizzato dei prezzi dei beni di largo consumo, causato anche dagli ultimi provvedimenti governativi sull’’Iva, l’aumento in generale delle tariffe dei servizi pubblici (acqua, ambiente, trasporti, energia) e il costo degli affitti, incidono sempre di più negativamente sul reddito da lavoro e da pensione già fortemente penalizzato dai provvedimenti delle ultime finanziarie e da un sistema fiscale iniquo.
Priorità d’intervento ai vari tavoli regionali e territoriali: Prezzi e Tariffe
- Sollecitare la Regione per riprendere il confronto in sede di Osservatorio Regionale su prezzi e tariffe. - Verificare con i Comuni i risultati rispetto ai propri Osservatori, a suo tempo istituiti, per azioni più incisive di contenimento dei prezzi. - Ridurre la filiera alimentare con la promozione della vendita diretta dal produttore al consumatore (il cosiddetto Km zero). - Estendere e sostenere i Gruppi di acquisto solidale organizzati da cittadini e le associazioni dei consumatori. - Introduzione della Tariffa sociale per ogni servizio, sia a domanda individuale che collettivo attraverso il criterio omogeneo dell’Isee. - Sistema tariffario sociale per alcuni servizi pubblici finanziato con modalità di solidarietà interna alla stessa tariffa (fiscalità generale) e prevedendo anche una quota degli utili che i comuni ricevono dalle aziende di Multiservizio.
Fiscalità locale - Imposte e tributi A fronte delle misure del governo sul Federalismo municipale occorre evitare, nell’ambito della contrattazione territoriale sociale, un innalzamento della pressione fiscale per mantenere una sostanziale invarianza sui redditi medio bassi da lavoro e sulle pensioni. Le priorità d’intervento sulla fiscalità locale dovranno essere finalizzate in direzione di: - Equità e progressività. - Maggiore incidenza del prelievo sulle fasce reddituali più alte: la nuova normativa impone l’uniformità con la normativa statale sulla progressività degli scaglioni delle aliquote. - Rimodulare le attuale esenzioni e generalizzare le stesse, attualmente sono appena il 32,47% i comuni con la fascia di esenzione 113 su 348 comuni della regione. - Finalizzazione delle risorse derivanti dall’insieme dei tributi locali a sostegno delle politiche sociali territoriali. - Generalizzare i Patti antievasione in tutti i comuni, ottimizzando i servizi preposti alla gestione tributaria avvalendosi della costituzione dei Consigli Tributari Comunali, condizione questa preliminare per ottenere il riconoscimento del 100% degli importi riscossi derivanti dalle attività di accertamento tributario.
Le politiche delle sicurezze Diritto alla Sicurezza Sociale, alla Sicurezza Urbana alla Sicurezza domestica, alla Sicurezza degli utenti deboli della strada. Su ognuno di questi punti il confronto con la Regione e gli Enti Locali deve puntare ad ottenere azioni e misure integrate di rassicurazione sociale; dalla prevenzione al contrasto di episodi di microcriminalità, alla migliore vivibilità dei territori, dai piani contro la violenza sulle donne, agli sportelli sociali, dal vigile di quartiere al sostegno alle vittime dei reati. Una prima sede di confronto è quella prevista all’interno del Tavolo regionale del Par nell’ambito del Progetto Città amica.
Diritto alla alfabetizzazione digitale: il Progetto Pane Internet La nuova edizione per il periodo 2011–2013, del progetto della Regione, sulla base del Protocollo d’intesa sottoscritto tra le parti sociali, prevede 639 corsi di alfabetizzazione digitale in 120 comuni dell’Emilia Romagna prevalentemente rivolti alla popolazione anziana per superare l’attuale divario di conoscenze nell’uso dell’informatica e di internet. In questa direzione occorre definire con i comuni le modalità di attuazione del progetto medesimo in rapporto anche con gli Istituti scolastici interessati.
Le Segreterie regionali Spi-Cgil Fnp-Cisl Uilp-Uil
Bologna, 14 novembre 2011
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